Madonna






Crocifissione Sala 2
Se il calibratissimo San Girolamo segna la maturità raggiunta dal pittore, sono le opere del napoletano Colantonio ad evocare le componenti fondamentali della formazione di Antonello. Il giovane messinese lavorò presso la sua bottega in anni in cui Napoli, sotto i reami di Renato d'Angiò e Alfonso d'Aragona, fu una delle capitali artistiche del Mediterraneo.
Le due tavolette con episodi della vita di san Vincenzo Ferrer, parte di un elaborato polittico oggi al Museo di Capodimonte, mostrano la capacità di Colantonio di sintetizzare le suggestioni fiamminghe di nature morte e descrizione paesistica in una salda tradizione strutturale italiana. Una lezione che Antonello svilupperà magistralmente in testi come la Crocifissione di Sibiu, ricca di un paesaggio da sempre riconosciuto come una veduta dalla forte valenza simbolica. Vi si possono individuare, infatti, le emergenze naturali e monumentali della città e del porto di Messina: a destra il monastero basiliano di San Salvatore e, più in fondo, il forte di Matagrifone o Rocca Guelfonia. Al centro del braccio di mare, però, appaiono le isole Eolie, in realtà non visibili da Messina, in quella posizione.
La parete che raccoglie la serie delle Madonne potrebbe consentire di risolvere alcuni problemi attributivi dibattuti da anni, evidenziando come, per motivi stilistici e compositivi, non possano essere del messinese dipinti come la Virgo advocata di Como - una Madonna che intercede per la concessione di speciali grazie - o la Vergine leggente di Venezia, da considerarsi probabilmente, esempi importanti di quella pittura iberica conosciuta e apprezzata da Antonello a Napoli. La cosiddetta Madonna Salting di Londra, invece, nella precisione di dettaglio delle vesti, nella ricchezza degli accessori, nell' effetto di serica lucentezza data dai tocchi di biacca e nell'assoluta essenzialità delle forme - si osservi l'ovale del viso della Madonna - rivela la raggiunta sapienza della sua mano.
Una sapienza e una destrezza che, insieme alla non rara capacità di cogliere l'essenza intima delle persone, porteranno Antonello a divenire uno dei più grandi ritrattisti di ogni tempo, come vediamo già nel Ritratto d'uomo di Pavia in cui l'effigiato, con scatto repentino del capo ed espressione lievemente ironica, sembra quasi spiare lo spazio dell'osservatore. In questo senso, il pittore siciliano sembra superare per capacità introspettiva il Jan van Eyck del Ritratto d'uomo, magistrale interprete dell'epidermide delle cose.

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