
Il Ritratto d'uomo conservato a Cefalù, in Sicilia, è uno dei ritratti
di maggior fascino di Antonello. La misteriosa e beffarda espressione
dell'effigiato ha alimentato una sorta di mitologia fiorita sul personaggio,
che è stato identificato con un ignoto marinaio di Lipari o addirittura
un pirata, benché la condizione sociale di un committente dell'epoca
dovesse essere generalmente assai più elevata. L'ambigua suggestione
esercitata dal dipinto - per l'impenetrabile sorriso si è parlato di
affinità con le sculture antiche dei kouros greci -, che ha fatto sorgere
numerose teorie sulla "sicilianità" del ritrattato, ha persino ispirato
un romanzo (Il sorriso dell'ignoto marinaio), oltre ad aver causato
veri e propri atti di vandalismo - sfregi non del tutto recuperati dai
restauri -, generati probabilmente dall'odio verso un volto dall'aspetto
apparentemente crudele. Risalente all'attività giovanile dell'artista,
è databile intorno al 1470, e come di consueto nella ritrattistica antonellesca
vi si ravvisano legami con la pittura fiamminga di van Eyck e Petrus
Christus.