
Benché sottoposta a ripetute campagne di restauri, la tavola è oggi in discrete condizioni. In virtù della firma apposta sul cartellino, l'autografia del dipinto non è mai stata messa in discussione e l'opera è anzi sempre stata ritenuta un punto fermo nel catalogo dell'artista siciliano. Più dubbi ha sollevato la lettura della data, recentemente sciolta con l'ausilio di paleografi come 1475, anno che pone così la tavola dopo l'Ecce Homo Wildenstein e quelli di Genova, New York e già Ostrowski. La sistemazione cronologica nel periodo veneziano trova piena conferma nel dato stilistico, affine nei volumi netti e torniti al San Sebastiano di Dresda e al Salvator Mundi di Londra. Premessa emotiva del Cristo alla colonna del Louvre, la tavola di Piacenza sorprende l'osservatore con l'onda d'urto della sofferenza palpabile del Cristo, interamente umano nel dolore della flagellazione.