
Nasce a Messina, da Giovanni de Antonio mazonus, e da Garita (probabilmente Margherita) Antonio, più noto come Antonello da Messina. La data di nascita si desume, con qualche elasticità, dall'affermazione di Vasari (1550, 1568) che Antonello morì a 49 anni; la data di morte, nel febbrio 1479, è documentata.
Attorno a questa data si dovrebbe collocare l'apprendistato di Antonello a Napoli, presso il miglior pittore della città, Colantonio.
Antonello, già pittore affermato, si impegna a dipingere un gonfalone per la confraternita di San Michele dei Gerbini a Reggio Calabria, a imitazione di quello già eseguito per la confraternita di San Michele a Messina. Entrambe le opere sono perdute. È già sposato, e probabilmente è già divenuto padre di Jacobello, il figlio che alla sua morte prenderà le redini della bottega. Da un anno ha un apprendista, il calabrese Paolo di Ciacio, che viene condannato a rifondere l'artista non avendo rispettato i termini contrattuali del suo servizio.
Il padre Giovanni noleggia un brigantino che vada a riprendere Antonello e la sua famiglia, i servi e le masserizie ad Amantea, in Calabria. Ciò fa presumere che egli tornasse o da un periodo di lavoro in Calabria, o da un viaggio più lungo; è stato proposto, ma senza nessun appoggio documentario, che l'artista fosse stato a Roma nel 1459, incontrandovi Piero della Francesca.
Il fratello minore Giordano, legalmente assistito dal padre Giovanni,
stipula con Antonello un contratto triennale per l'apprendimento
della professione pittorica. Come d'uso, si impegna a non sposarsi
in quel periodo.
Antonello dipinge per il nobile Messinese Giovanni Mirulla una immagine
di Madonna col bambino, perduta.
Per la confraternita di Sant'Elia dei disciplinanti di Messina Antonello deve dipingere un gonfalone, perduto, simile a quelli, già fatti, per le confraternite di Santa Maria della Carità e di San Michele, entrambi perduti.
Deve dipingere per la confraternita di San Nicolò della Montagna a Messina una pala d'altare con storie di San Nicola. Vista da Cavalcaselle nel 1871, è andata distrutta col terremoto del 1908.
Antonello compra la casa, in contrada dei Sicopanti a Messina, che rimarrà di sua proprietà per il resto della vita.
Antonello e il suo vicino Giovanni di Bonfiglio addivengono ad un compromesso
per la divisione del fabbricato posto in mezzo alle loro abitazioni,
ed aggiudicato ad entrambi dalla Curia Vescovile di Messina.
Secondo alcuni studiosi, questa sarebbe la data leggibile sul cartellino
del Cristo benedicente di Londra; in questa sede si privilegia la lettura
1475. Dopo questo momento vi è una lunga lacuna nella documentazione,
fino al 1472; ciò non significa automaticamente che Antonello
fosse lontano da Messina, o in un viaggio d'istruzione in Italia
o in altri luoghi d'Europa. Attono a questa data dovrebbe stare
la tavoletta a due facce della Galleria Regionale di Messina.
La data era leggibile un tempo sull'Ecce Homo del Metropolitan Museum di New York. Prima di questo devono necessariamente trovar posto la tavola a due facce di collezione privata a New York, l'Ecce Homo Spinola a Genova, la Crocifissione di Sibiu, la Madonna Salting di Londra e i Ritratti di Pavia e di Cefalù.
Antonello esegue un gonfalone, perduto, per la confraternita dello Spirito Santo di Noto; lo garantisce per sei anni, e si impegna a restaurarlo gratuitamente nel caso si fosse deteriorato. Ciò significa, in filigrana, il primo, cosciente utilizzo della tecnica a olio per opere pubbliche. Sono garanti del contratto i due intagliatori Antonio e Antonio Luca de Resaliba, legati ad Antonello da vincoli di parentela. Assume anche l'incarico di eseguire una grande ancona per la chiesa di San Giacomo di Caltagirone, perduta; ciò si desume da un documento dell'anno successivo.
Antonello esegue, su probabile commissione di suor Frabia Cirino, il polittico, firmato e datato, per le suore di Santa Maria extra Moenia di Messina; tuttora esistente, si trova al Museo Regionale della città. Circa un mese prima, si era impegnato a fare un gonfalone per la confraternita della Trinità, di Randazzo. Riceve una seconda rata di pagamento per il polittico di Caltagirone, e per quello di Messina. Stabilisce la dote della figlia Caterinella, che va sposa; dipinge alcuni vessilli, perduti, per un certo Pietro milite, a Messina. Potrebbe essere stata datata 1473 la Crocifissione della National Gallery di Lobdra.
Portava un tempo questa data, oggi segata via, il Ritratto di giovane oggi nella collezione Johnson al Museo di Philadelphia; la stessa era indicata nell'Ecce Homo della collezione Ostrowsky, scomparso durante la Seconda Guerra Mondiale. In agosto, Antonello s'impegna a dipingere per Giuliano Maniuni l'Annunciazione per Palazzolo Acreide, oggi al Museo di Palazzo Bellomo a Siracusa, entro la prossima metà di novembre. A metà settembre, i genitori donano tutti i loro beni al figlio minore Giordano, riservandosene l'usufrutto; è probabile che il gesto sia volto a garantirsi il futuro, nell'evenienza di un viaggio di Antonello nel continente. È in effetti datato 1474 un Ritratto di giovane uomo, vestito alla veneziana, del Museo di Berlino; esso è straordinariamente indicativo del fatto che l'artista sia andato a Venezia, ma occorre ricordare che, iniziando l'anno ab incharnatione domini (cioè dal 25 marzo), la data 1474 copre praticamente anche i primi tre mesi di quello che oggi considereremmo l'anno 1475.
Ad agosto, Antonello inizia a lavorare alla pala di San Cassiano, commissionatagli dal patrizio Pietro Bon a Venezia, sopravvissuta frammentaria al Museo di Vienna; ciò si desume da una lettera del 1476 dello stesso Bon al duca Galeazzo Maria Sforza di Milano Portavano la data 1475 i due perduti ritratti di Alvise Pasqualino e di Michele Vianello, visti da Marcantonio Michiel a Venezia, nel 1532, in casa di Antonio Pasqualino. Sono parimenti datati 1475 il cosiddetto Condottiero del Louvre, l'Ecce Homo della Galleria Alberoni di Piacenza, e la Crocifissione di Anversa. Riteniamo si debba leggere 1475 anche la data sul Cristo benedicente di Londra. La ragione del contendere sta nella diversità fra la data allusa da un latino zoppicante, e quella del computo delle indizioni, che danno come possibili alternative il 1460 o il 1475.
Dovendo rimpiazzare il pittore di corte Zanetto Bugatto, recentemente defunto, il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza fa ogni sforzo per accaparrarsi Antonello. Questi arriva brevemente a Milano, latore di una lettera di Pietro Bon, in cui si chiede che prima finisca la pala di San Cassiano, per la quale mancano circa venti giorni lavorativi. L'opera è altamente lodata, come una delle meraviglie d'Italia, già concluse e al loro posto, da Matteo Colacio. Porta la data 1476 anche il Ritratto Trivulzio del Museo Civico di Torino. Verso fine anno Antonello è di ritorno a Messina, dove paga la seconda rata della dote della figlia Caterinella. Aveva probabilmente lasciato a Venezia, nelle mani di qualche suo aiutante, una bottega avviata a Venezia, capace di dragare commissioni in sede locale, e girargliele a Messina.
È un anno che sembra segnare il ritorno di un più acceso patetismo alla fiamminga nell'arte di Antonello, visibile in capolavori come il Cristo alla colonna del Louvre o la Pietà del Prado. In associazione col cognato Giovanni de Saliba, Antonello si impegna a dipingere il gonfalone dell'Annunciata di Ficarra; i giurati di Catania provvedono al pagamento per non meglio precisati lavori fatti nel Duomo della città.
Porta questa data il Ritratto di giovane del Museo di Berlino. In estate, l'appena costituita confraternita di San Rocco a Venezia gli commissiona un trittico da porre sul loro altare nella chiesa di San Giuliano. Antonello sarà a tempo di dipingere solo il San Sebastiano, oggi a Dresda; il perduto San Cristoforo, dall'altra parte, aveva la firma del figlio Jacobello, o “Pino da Messina”. In novembre, Antonello si impegna a dipingere una bandiera di zendado rosso per Ruggero di Luca da Randazzo.
Gravemente infermo, Antonello fa testamento il 14 febbraio; il 25 febbraio è già morto, e il figlio Jacobello subentra per completare la bandiera di Ruggero di Luca da Randazzo. In marzo, consegna alla chiesa di Santa Maria della Carità di Catania alcune opere che il padre non era riuscito a completare, e assume un apprendista. In giugno raggiunge con la madre, che nel frattempo si è risposata, un accordo per la divisione dei beni lasciati dal padre; e a settembre s'impegna col frate Nicolò Franzi a dipingergli e intagliargli un quadro.
Jacobello data, firmandosi “filius non humani pictoris”, la Madonna col bambino dell'Accademia Carrara a Bergamo. Il cugino Antonello de Saliba entra nella sua bottega come apprendista; a marzo s'impegna a concludere il gonfalone di San Michele dei disciplinanti di Catania, lasciato incompiuto da Antonello. Dopo questa data sparisce dai documenti messinesi; è assai probabile che si sia trasferito a Venezia, a curare la bottega aperta anni prima da Antonello.
Secondo il testamento della nonna Garita, letto da La Corte Cailler nel 1903, ma mai più ritrovato, Jacobello dovrebbe essere già morto, in quanto, andatosene da molto tempo, non aveva più fatto avere notizie di sé.
Questa data risulta sulla Madonna col bambino del Castello Ursino di
Catania, di Antonello de Saliba. Nello stesso anno, un documento dimostra
presente a Messina anche il fratello Pietro de Saliba. Questa coincidenza
di date e di luoghi (Pietro è poi documentato, tre anni dopo,
in Liguria), fa pensare che attorno al 1496 fosse andata definitivamente
chiusa, a Venezia, la bottega che era stata di Antonello, e poi di suo
figlio.